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Vincolo Paesaggistico

Il Decreto Legislativo n.42 del 22 gennaio 2004, noto come Codice dei beni culturali e del paesaggio, contiene tutte le indicazioni e le prescrizioni da rispettare per la valorizzazione e la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico: la Repubblica tutela e valorizza il patrimonio culturale in coerenza con le attribuzioni di cui all’articolo 117 della Costituzione…. La tutela e la valorizzazione del patrimonio   culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura. Lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le province e i comuni assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio culturale e ne favoriscono la pubblica fruizione e la valorizzazione. Gli altri soggetti pubblici, nello svolgimento della loro attività, assicurano la conservazione e la pubblica fruizione del loro patrimonio culturale. I privati proprietari, possessori o detentori   di   beni appartenenti al patrimonio culturale sono tenuti a garantirne la conservazione.

All’art. 136 è possibile trovare la definizione di bene paesaggistico, ossia:

  1. Gli immobili e le aree di notevole interesse pubblico, come cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale, singolarità geologica o memoria storica, ivi compresi gli alberi monumentali; ville, giardini e parchi, che si distinguono per la loro non comune bellezza; i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici; le bellezze panoramiche e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze.
  2. Le aree tutelate per legge, ossia i territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i terreni elevati sul mare; i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi; i fiumi, i torrenti, i corsi e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna; le montagne per la parte eccedente 1.600 metri sul livello del mare per la catena alpina e 1.200 metri sul livello del mare per la catena appenninica e per le isole; i ghiacciai e i circhi glaciali; i parchi e le riserve nazionali o regionali, nonché i territori di protezione esterna dei parchi; i territori coperti da foreste e da boschi, ancorché percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento; le aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici; le zone, i vulcani e le zone di interesse archeologico.

Qualora un immobile oggetto d’intervento ricada in una delle zone descritte, risultando pertanto vincolato, è necessario richiedere l’autorizzazione paesaggistica. I proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo, devono presentare alle amministrazioni competenti il progetto degli interventi che intendono intraprendere, senza poter iniziare i lavori prima di aver ottenuto l’autorizzazione.

Essa costituisce, infatti, atto autonomo e presupposto rispetto al permesso di costruire o agli altri titoli legittimanti l’intervento urbanistico-edilizio.

Sull’istanza di autorizzazione paesaggistica si pronuncia la Regione, dopo avere acquisito il parere vincolante del soprintendente, nonché della positiva verifica da parte del Ministero su richiesta della regione interessata dell’avvenuto adeguamento degli strumenti urbanistici.

L’amministrazione competente al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica effettua gli accertamenti circa la conformità dell’intervento proposto con le prescrizioni contenute nei provvedimenti di dichiarazione di interesse pubblico e nei piani paesaggistici e trasmette al soprintendente la documentazione presentata dall’interessato, accompagnandola con una relazione tecnica illustrativa nonché con una proposta di provvedimento, e dà comunicazione all’interessato dell’inizio del procedimento e dell’avvenuta trasmissione degli atti al soprintendente. Egli rende il parere entro il termine di quarantacinque giorni dalla ricezione degli atti.

Qual è, allora, il compito di un tecnico nell’ambito del rilascio di un’autorizzazione paesaggista?

Il geometra, architetto o ingegnere, una volta accertata la presenza di un vincolo sull’area oggetto d’intervento, provvederà ad inoltrare la domanda agli uffici competenti corredata di:

  • Indicazioni circa la proprietà e i dati dell’immobile;
  • Rilievi e misurazioni;
  • Progetto grafico con l’indicazione dello stato di fatto e di progetto;
  • Relazione storica;
  • Relazione tecnica con gli specifici interventi previsti e le asseverazioni;
  • Indicazione dei materiali e delle tinte utilizzate in caso di interventi in facciata.

Provvederà, in alternativa, ad accertare la presenza del vincolo ma escludere la necessità di autorizzazione, qualora gli interventi siano classificabili come manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico e di restauro conservativo che non alterino lo stato dei luoghi e l’aspetto esteriore degli edifici, oppure come interventi inerenti l’esercizio dell’attività agro-silvo-pastorale che non comportino alterazione permanente dello stato dei luoghi con costruzioni edilizie ed altre opere civili, e sempre che si tratti di attività ed opere che non alterino l’assetto idrogeologico del territorio, oppure anche per il taglio colturale, la forestazione, la riforestazione, le opere di bonifica, antincendio e di conservazione da eseguirsi nei boschi e nelle foreste.

Ing. Marco Marongiu

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